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Una storia da Bilìris Billerio

Il cavallo cosacco che diventò una Sala

Una preda di guerra, quarantamila lire e il primo mattone ideale della vita associativa di Billerio.

4 minuti · Fonti: pagine 132–141
Pagina del libro Bilìris Billerio che racconta l’arrivo del cavallo cosacco
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Un bottino con un destino inatteso

Alla fine della guerra, sulle alture di Billerio restano le tracce degli scontri e un animale fuori dal comune: un robusto cavallo cosacco dal pelo rossiccio. Viene catturato dai partigiani in località Casote e venduto come cavallo da tiro.

Il 27 dicembre 1945 le quarantamila lire ricavate dalla vendita vengono registrate come “oblazione partigiani di Billerio”. Non sono denaro da spartire: la donazione nasce già legata a un’idea collettiva, quella di costruire una sala che appartenga al paese.

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La Casa del Popolo

Pochi mesi dopo arriva anche un contributo del Comitato di Liberazione di Magnano. Il 23 febbraio 1946 un’assemblea decide di riunire le due somme e destinarle alla futura Casa del Popolo. Nel comitato siedono partiti, partigiani, giovani e indipendenti: una piccola fotografia dell’Italia che prova a ricominciare.

Le differenze politiche e religiose non spariscono. Il progetto attraversa diffidenze, rinvii e discussioni persino sulla collocazione del terreno. Ma nel marzo 1948 il comitato assume una struttura stabile, chiede a tutti di superare gli interessi di parte e acquista il terreno in località Giavàn.

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Mattoni fatti di giornate donate

La Sala cresce attraverso offerte di denaro, materiali e soprattutto lavoro. Ogni fondatore si impegna a donare almeno una giornata; muratori, falegnami e volontari trasformano il progetto in muri, tetto e finestre. Nel 1950 il corpo dell’edificio prende forma e il 30 marzo 1952 si festeggia la copertura del tetto con il tradizionale licôf.

La storia del cavallo è così diventata la storia di un paese: un lascito della guerra trasformato, con ostinazione, in un luogo di cultura, ballo, riunione e solidarietà.

Da un cavallo catturato alla fine della guerra nacque l’idea di una casa comune.